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In The Other House

DEISON/ UGGERI

(LP,CD, Old Bicycle Records,Oak Editions,Final Muzik,Grey Sparkle,Loud!, 2015)

DEISON/UGGERI

01. Fessure (Attic and Stairs)
02. So Detached (Dining Room and Terrace)
03. Micro Drama (Kitchen)
04. Stasis (Bathroom)
06. Worried Stagnation (Bedroom)
07. Prelude, Largo (Stairs and Cellar)

It was’nt born as a concept album, but as it was slowly becoming like the music inside it the sound work of Cristiano Deison and Matteo Uggeri ended up finding itself, step by step, enclosed between the narrow walls of an exceptional home. Arriving there from different places and positions, and never actually meeting, Friulian and Milan found themselves, perhaps in spite of themselves, together in uncomfortable rooms which were populated by dark invisible presences. 

It is not the scenario of a horror movie, there is no tradegy or fear, just the knowledge that somewhere else or the escape itself may be less reassuring than one has hoped. 

Therefore Francesca Mele’s photos, both a seal of the work and source of inspiration for the music seem to further cloak the place in that sense of quiet desperation that daily life often implies.

PERSONNEL:
Violin samples kindly stolen by Uggeri to Franz Krostopovic, piano samples to Agostino Brambilla, guitar samples to Alberto Carozzi, bass samples to Cristiano Lupo; trombone to Stella Riva and saw to Piergiorgio Storti.

Recorded and mixed by Cristiano Deison and Matteo Uggeri in the winter of 2012-2013. 
Photographs by Francesca Mele, graphics by Matteo Uggeri.

Released June 1, 2015 

LP Limited Edition in 250 copies 
CD Limited Edition in 100 copies in big carboard square digisleeve


IN THE OTHER HOUSE is BEST ITALIAN RECORD 2015 for SON OF MARKETING


IN THE OTHER HOUSE SU ONDAROCK

Per dare alla luce questo album collaborativo fra due pesi massimi della ricerca sonora nostrana, si è costituita una vera e propria coalizzazione di etichette discografiche. Ben quattro fra le più importanti realtà attive nella diffusione della ricerca sonora dalle nostre parti, a metterci firma e impegno: la rinomata e storica FinalMuzik di Gianfranco Santoro, l’italo-svizzera Old Bicycle di Vasco Viviani, la Oak Editions di Francesco Giannico e la Grey Sparke dello stesso Matteo Uggeri. Quattro marchi che sottendono altrettanti universi sonori: rispettivamente l’industrial più esoterico e colto, la sperimentazione dal (post)-rock all’elettronica, la sound art ambientale/paesaggistica e una forma più concreta e illustrativa di ricerca sonora.

Una task force cui prima ragione di vista è sicuramente la possibilità di co-produrre il lavoro di due artisti dalla caratura elevatissima. Da un lato nientemeno che Cristiano Deison, uno dei pionieri della abstract composition a livello internazionale. Dall’altro Matteo Uggeri, uno dei più eclettici protagonisti dell’underground nostrano, il cui curriculum spazia dall’industrial duro e puro (le esperienze con Norm, European Cementery, Meerkat, ecc) al noise estremo (il temibile progetto Der Einzige) e studiato (Normality / Edge), fino ad arrivare all’esperienza più squisitamente organica di Hue, al “post-rock” isolazionista degli Sparkle In Grey e all’ambiance illustrativa dei dischi a proprio nome.

Proprio quest’ultimo è l’universo sonoro in cui si colloca anche “In The Other House”, disco che giunge al culmine di un percorso “condiviso a distanza” dai due artisti, che ha portato entrambi ad avvicinarsi sempre più all’esplorazione del concreto e del materiale. Le sei immersioni del disco raccontano l’esperienza dei due in una non-specificata casa infestata da presenze oscure, che non si palesano mai ma la cui vicinanza è facilmente percepibile attraverso la variazione del proprio stato d’animo. Leggendo il racconto posto all’interno della copertina, è facile intendere come alla fine esse siano niente altro che il riflesso dei propri fantasmi interiori (paure, insicurezze, incertezze) che trovano nell’ambiente lugubre della vecchia dimora un luogo perfetto per palesarsi.

La partenza di “Fessure (Attic And Stairs)”, fra vaghi arpeggi di chitarra e sinistri rumori di fondo, immerge in un’oscurità che presto si traduce in inquietudine interiore, grazie all’intervento del violino. La successiva “So Detached (Dining Room & Terrace)” converte l’impressione in sostanza, fra richiami sinistri e eco di rumori, prima che in “Micro Drama (Kitchen)” timore e mistero si alternino in forma di field recordings industriali e droni. Il terrore nella sua forma più brada non è mai evocato, nemmeno nella morsa stridente di “Stasis (Bathroom)” o nella paralisi emotiva di “Worried Stagnation (Bedroom)”: le mutazioni metalliche e le colate di liquidi da un lato, i sussurri oscuri nel vuoto dall’altro non fanno che portare l’inquietudine all’epos, senza però mai superarla.

E dopo un paio di ascolti attenti è come se si riuscisse nell’impresa di familiarizzare quest’ambiente impervio, (ri)scoprendone la sua origine interiore, (ri)conoscendolo come parte di sé ben più che del luogo evocato. Solo in questo stadio avanzato di fruizione riesce ad acquisire un senso compiuto il finale quasi ironico di “Prelude, Largo (Stairs And Cellar)”, una sorta di composizione concréte tascabile in cui il timore coltivato lungo tutto l’arco del lavoro si infrange contro un muro di consapevolezza, quasi come se il mistero cullato per tutti e cinque i brani precedenti, effettivamente, non fose che un’impressione. Una prova magistrale di capacità illustrativa e descrittiva per due artisti che hanno fatto del loro gergo sonoro un autentico linguaggio narrativo.

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IN THE OTHER HOUSE SU SODAPOP

Cristiano Deison e Matteo Uggeri sono due musicisti che spesso collaborano con altri e questo a mia memoria è il loro primo sforzo congiunto: In The Other House è un disco magari non immediatamente fruibile nel suo complesso, ma di sicuro effetto soprattutto se associato alle belle foto della grafica. Le immagini in penombra di Francesca Mele sembrano fare parte di una narrazione a metà tra la disperazione domestica e il caso di cronaca nera: la musica descrive perfettamente questa atmosfera un po’ straniante ed inquieta, attraverso una buona dose di field recordings mescolata con samples di strumenti vari ed effetti. Droni, echi e suoni si fanno strada nel silenzio con un incedere lento, lasciando buona parte della narrazione sonora ai vuoti, con qualche picco più nervoso qui e là: ambient perfetta come colonna sonora di un dramma tutto mentale dal finale aperto ma sicuramente senza happy end.

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IN THE OTHER HOUSE ON ANSWER IS THE BEAT

Pretty eerie collaboration that will make you double-check every room in your house to make sure everything’s normal. Maybe even install some sort of high-tech security. Lots of spare, dark space, with stray guitar lines, creaking doors, and surveillance camera whirrs. When you hear piano during “Micro Drama (Kitchen)”, you have to assume it’s being played by a ghost. “Prelude, Largo (Stairs and Cellar)” sounds like several alarms going off but nobody’s around to do anything about it, so they just keep beeping loudly into the void.

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IN THE OTHER HOUSE ON HEATHEN HARVEST

Cristiano Deison and Matteo Uggeri have been active at the intersection of the industrial, noise, and experimental scenes for quite some time, mingling with some pretty big names in the process (Teho Teardo, Maurizio Bianchi, and Controlled Bleeding, just to name a few). In the Other House is their first joint effort as far as I know, as well as a co-production between their own labels Loud!, Final Muzik, and Grey Sparkle, along with Oak and Italo-Swiss imprint Old Bicycle Records.
The six compositions that have been cut into this record oscillate between extremely tranquil ambient and creepier, darker moments, sometimes coming fairly close to soundtrack quality. Each piece is dedicated to a different room in a hypothetical house, which is in itself a very cinematic approach that makes it easy for the listener to let the imagination flow (also thanks in no small part to the evocative photographs that are featured on the album’s sleeve). In fact, after listening to In the Other House a few times, I think I have a pretty clear idea of Deison and Uggeri’s ‘Other House’: it’s presumably a bad place I want to stay as far away from as humanly possible.
That being said, the LP is surprisingly enjoyable and is an easy ride that offers many rewards. The sheer amount of work that the Italian duo have put into it is evident and quite impressive. A variety of different analog, acoustic, and electronic instruments have been utilized; their composition style is delicate yet intricate, and it works very well on many levels. In the Other House works great as background music because of its soft, gloomy atmosphere, but a more careful listen reveals a rich system of details and layers upon layers of sounds that complement and carry each other.
By pairing classic synth drones with scarce, disquieting piano notes and weirdly medieval violin repetitions, or ultra-reverberated guitar shredding that seems to pop out of Twin Peaks with crispy field recordings and tape manipulations of God knows what, Deison and Uggeri manage to build cohesive pieces of music that tell a story. It’s an unpleasant story of course, but it’s still quite an achievement that many strive for and few can pull off. In the Other House flows damn fluidly as a whole, like all concept albums should.
When it comes down to the array of sounds that the duo uses, it’s pretty much the standard in restrained experimental/electro-acoustic music: subtle manipulation of contact microphones rubbing against unspecified objects and vice versa, low-frequency hums, crunchy vinyl crackle, clear field recordings, mellow electronics, and samples. The brass sounds sometimes give out an unexpected Deutsch Nepal effect, which is much appreciated from my perspective, and along with the inclusion of violin and piano, they make everything at the same time more surreal and more concrete.
The only sound that I really didn’t like is the occasional camera-shutter click. This element seemed a bit redundant since the LP appears to be based on a couple of photographs. It’s not exactly what I usually go for, but I can’t deny that these guys did their job well.
In conclusion, I recommend In the Other House to everyone who’s into quiet experimental music, eerie ambient, and horror-houses where horrible things have happened. It’s available on CD-R and in digital format, but do yourself a favor and get the vinyl version. I might be biased, but this kind of material makes way more sense to me on a piece of wax.

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IN THE OTHER HOUSE SU SON OF MARKETING

In the Other House è il risultato della collaborazione fra i due compositori e musicisti Cristiano Deison e Matteo Uggeri. L’album è uscito a giugno per Old Bicycle Records in coproduzione con Final Muzik, Loud Records, Oak Editions. Avete mai sviluppato un cortometraggio partendo da un’immagine? In the Other House, con il suo artwork di grande effetto, attiva il gioco della fantasia con una colonna sonora di grande livello. Non è lo scenario di un film horror, non c’è tragedia ne paura, solo la consapevolezza che l’altrove e la fuga possono essere meno accoglienti di quanto sperato. E così le foto di Francesca Mele, assieme suggello e fonte di ispirazione per le musiche, sembrano voler ulteriormente ammantare questo luogo di quel senso di tranquilla disperazione che la vita quotidiana spesso sottende. Prevale un mood cupo e “ingombrante”, i due compositori diventano fabbri, architetti e sarti: edificano meticolosamente, con un notevole senso estetico, trame ambientali rivisitate, scosse e contaminate. I quasi dieci minuti di “Fessure (Attic and Stairs)” sono il primo passo in questo angusto luogo con un suono tendenzialmente minimale (l’espressione più evidente in “Worried Stagnation (Bedroom)”), con una gestione degli spazi impeccabile che concretizza la tetra malia. Si prosegue con l’assordante e “silenzioso” rumorismo di “So Detached (Dining Room and Terrace)” e la progressione interrotta di “Micro Drama (Kitchen)” che ripropone la dissonanza e si arricchisce della presenza del piano di Agostino Brambilla. La tensione si amplia e si fa minacciosa in “Stasis (Bathroom)”; conclusione dall’anima duale in “Prelude, Largo (Stairs and Cellar)”: c’è un contrasto di umore fra il tema sonoro del disco (spazi stretti, chiaroscuri e disagio) e una linea quasi estatica che emerge soprattutto grazie alla strumentazione acustica. Deison e Uggeri costruiscono una vera e propria sceneggiatura, il suono diventa la parola del “soggetto” e guida l’ascoltatore in un profondo atto di esplorazione che forgia passo dopo passo le sensazioni e le emozioni del percorso. Un’esperienza surreale con radici concrete nel nostro inconscio. Sublime. 

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IN THE OTHER HOUSE SU RADIO GWENDALYN

Solo dopo tre ascolti del disco ci accorgiamo che che nei titoli sono annotati i luoghi di una piccola casa, potrebbe essere un appartamento in una città come anche un luogo distaccato in un paesello anonimo. È proprio questo che traspare dal disco, sonorità che in qualche modo fluiscono attraverso abitazioni che compongono dei nuclei e agglomerati senza una precisa identità. Luoghi grigi e apparsi nell’arco dello scorrere insensibile del tempo. Chi ci abita non conta nulla, rimarrà lì per sempre o sarà passeggero. Poco importa.

Fessure, il primo brano del disco è il lento nascere di una presenza impaurita che col suo tempo si assembla attraverso l’intervento sottile e timido di un arco. Si passa a uno spazio più ampio in So Detached, una stanza principale riparata dalla pioggia ma che comunica leggera claustrofobia in cui si percepisce la fragilità delle strutture fisiche. La presenza è lì, si affaccia, inizia a sentirsi a casa. Un certo calore s’instaura con il terzo brano, Micro Drama, con minimali tocchi di pianoforte però mai lasciando l’illusione che una certa disperazione e ansia sono sempre presenti. Passando a Stasis, si entra in un ambiente più ritmato che raccoglie battiti di oggetti riverberati e suoni d’acqua. Worried Stagnation è un ritorno in un freddo perdersi, un freddo che entra nelle ossa. Sembra che pioggia, angosce e solitudine riescono ad affievolire con l’ultimo brano, Prelude – Largo, in cui un trombone offre un’aurora e un lungo risveglio mantenendo un sostrato di continua sonnolenza.

In the other house è un disco paradossalmente molto caldo e vicino, profondamente avvolgente ma con un retrogusto e una presenza cupa. Sembra che siano delle memorie di un benvenuto o di una ospitalità mai avvenuta.

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IN THE OTHER HOUSE ON CHAIN DLK

Recorded in two years and born from a collaboration between Cristiano Deison and Matteo Uggeri (who’s also active with Grey Sparkle In Grey), “In The Other House” is an album which I approached to in a difficult way. I’m not keen on isolationist atmospheres made of drones and manipulated sounds which sometimes sound like you’re finding them there by chance, so sometimes I missed the point of what I was listening to. Musically we have sounds that Uggeri “stolen” (violin samples to Franz Krostopovic, piano samples to Agostino Brambilla, guitar samples to Alberto Carozzi, bass samples to Cristiano Lupo, trombone to Stella Riva and saw to Piergiorgio Storti), while Deison added his drones and treated noises creating, in that way, something which is more like a sound installation than else. The key to understand these recordings is into the title and into Francesca Mele’s photographs used for the cover: we have a house, but even if the house is the place where we rest and we try to found ourselves on a daily basis, the house could be also the worst place to come back to. On the cover we have a woman looking to a man’s dead body and we can feel that there’s no pain but, somehow, that was the consequence of a slow death. Maybe, a daily and deadly one. On the titles, every room is associated to a situation/feeling and we can understand what is going on. “Worried Stagnation (Bedroom)”, “Micro Drama (Kitchen) or ” So Detached (Dining Room And Terrace) ” are titles that can give you an exact description of what we’d try to avoid and that sometimes we aren’t able to and the minimal almost static sounds are reinforcing that terrible feeling. Available on vinyl and CD, the album born from the collaboration of five labels: Final Muzik , Old Bicycle Records , Oak , Loud and Grey Sparkle. 

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IN THE OTHER HOUSE ON CHAIN DLK

Nell’altra casa galleggiano pioppi. 
Un cane abbaia, qualche isolato distante.
Sento una radio, c’è un uomo in auto che ascolta la radio.
“Cosa mi spaventa di più? Le loro sopracciglia, e le labbra, e le loro guance.” 
Le facce sorridono. 
Una ragazza mi è passata davanti. 
Mio Dio quanto era vicina. 
Sarà passata a quindici, venti centimetri da me.

“Infermiera! Infermiera, aiuto! La prego mi aiuti! Infermiera!”
Sai di essere nell’altra casa, quando le porte fanno passare la luce.
Scorrono i pannelli ed arriva il calore, è così che funziona, io l’ho visto.
“Si è voltato, mi ha visto masticare!” 
Lo giuro. L’ho visto in faccia, ha incrociato il mio sguardo, l’ha fatto apposta.

Nell’altra casa le persone non hanno unghie.
“Mastica ti ho detto! Mastica figlio di puttana!”
Lo giuro vorrei smettere, ma non posso.
Almeno a te posso dirlo, so che mi ascolti.
Tu ti fidi di me, non è vero?

Dall’attico alla cucina, dalla cantina alla sala da letto. Quando calano le luci subentrano i rumori. 
Un progetto a due menti, Cristiano Deison e Matteo Uggeri. 
Sfregamenti, cigolii, graffi. I rumori di ogni singola stanza che dialogano sotto le mani del duo. 
Tra registrazioni d’ambiente, bordoni, archi e gemiti artificiali, le camere dell’altra casa prendono vita. 
I scenari sono ricamati, filo dopo filo, da una densa cortina di minimalismo. 
Questa presenza è palpabile, e fa deglutire muri e pareti, come le note di piano rarefatte di Micro Drama violentate da archi schizofrenici.
La nostra lampadina incandescente ci deride: Worried Stagnation è quello spigolo cupo del ripostiglio disordinato. 

Per concludere, In The Other House, in uscita il primo giugno, condenserà le vostre paranoie, decidete voi come e quando ascoltarlo, per strada, in casa, in treno. Lasciate amalgamare l’ambiente che vi circonda con l’anima vivace dell’altra casa. La curiosità di passare per quel corridoio diventerà la vostra difficoltà più infame.

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IN THE OTHER HOUSE SU MUSIC WON’T SAVE YOU

Ormai consolidato tra i più sensibili percettori delle sensazioni provenienti dall’ambiente naturale, Matteo Uggeri devia per un attimo dal suo personale inventario di suoni catturati “en plein air” per la nuova tappa della lunga teoria di collaborazioni che ne forma il composito itinerario artistico. Il sodale di turno è Cristiano Deison, a sua volta incline a diverse esperienze sperimentali nonché facente parte del novero di paesaggisti sonoro gravitante intorno al collettivo dell’AIPS.
Insieme, Uggeri e Deison applicano la comune propensione descrittiva degli spazi sonori lavorando a distanza a quello che ha via via assunto la forma di un itinerario attraverso stanze vuote, popolate da presenze immateriali e, come tali, sinistre.

I sei brani di “In The Other House”, analogamente alle mappe del paesaggio esterno, disegnano appunto una sorta di piantina di un’abitazione, attraversata dall’alto verso il basso, dall’attico alla cantina, riempiendone gli spazi delle sospensioni e delle risonanze che gli stessi recano con sé. Il tutto è reso con una combinazione di field recordings, effetti e filtraggi che, di volta in volta, segue modulazioni cadenzate (“Fessure (Attic And Stairs)”) o si abbandona all’inquieta stasi prodotta dai luoghi (“So Detached (Dining Room And Terrace)” e “Worried Stagnation (Bedroom)”).

In tale meticolosa mappatura d’ambiente non mancano tuttavia accenti rumoristici né avvolgenti filigrane armoniche (le sparse note pianistiche di “Micro Drama (Kitchen)” e le vibrazioni in loop della conclusiva “Prelude, Largo (Stairs And Cellar)”), che con la loro morbida consistenza bilanciano l’essenza spettrale di un lavoro composito e profondamente evocativo.

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IN THE OTHER HOUSE SU SO WHAT

Un racconto non preventivato, ma sviluppatosi quasi autonomamente all’insaputa dei suoi autori. È questo che ci dicono le note che accompagnano “In the other house” di Cristiano Deison e Matteo Uggeri. Il risultato è un disco dalla fortissima impronta cinematografica.

È notte, la macchina da presa si avvicina ad una casa, risale con il suo occhio verso l’alto fino a cogliere una flebile luce che proviene dalla soffitta e da lì, continuando il suo lungo piano sequenza, ci introduce al centro della scena. “Fessure (Attic and Stairs)” è l’inizio del viaggio e ci proietta direttamente al centro di un’azione già in corso. La musica è un tappeto di suono pulsante dall’andamento cangiante, che viene interrotto da sparute note di chitarra che sembrano voler suggerire il movimento, le variazioni dei dettagli che compongono la scena. Man mano che il disco scorre cambiano i quadri sonori scolpiti da Deison e Uggeri, a volte costituiti da semplici rumori incastrati alla perfezione [come nella seguente “So Detached (Dining Room and Terrace)], altre da flebili flussi elettronici, con gli strumenti (chitarra, violino, pianoforte) che si incastrano a sottolineare ogni attimo in cui la tensione aumenta. Questa costante possibilità che qualcosa di tragico accada, prontamente sopita, ci accompagna fino alla chiusura di “Prelude, Largo (Stairs and Cellar)”, lasciandoci uscire dalla casa in balia della stessa iniziale sensazione intrisa di mistero.

“In the other house”, malgrado l’atmosfera cupa, non ha nulla che faccia pensare ad un horror, piuttosto ha il sapore del racconto psicologico, di ispirazione hitchcockiana, in cui centrale è il tema dell’ansia e della costante attesa di un evento che sempre ci sfugge. Ogni dettaglio sonoro sembra tendere a questo risultato, alla volontà di mantenere vivo l’interesse dell’ascoltatore.

Un disco forse non pensato in questi termini, ma che alla fine si è trasformato in una sperimentazione dal risultato avvincente che ha la capacità di assorbirti totalmente e trasformarti per poco meno di un’ora nel regista di un film che aspetta soltanto di essere scritto.

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IN THE OTHER HOUSE ON CANH DONG AM NHAC

“In the other house” is a collaboration between Cristiano Deison and Matteo Uggeri. The album is quiet close to a dark ambient, conceptual one and the music in general is both narrative and imaginative.

Throughout “In the other house”, there is a calm darkness appearing with quiet separation. This darkness, instead of bringing fear, is like a shelter. Since both artists have interest in field recording with an electroacoustic feel – this becomes a notable element in the collaboration.

With fragmental industrial textures noise – ambient textures and waves of looping soundscapes,”In the other house” is a minimal soundtrack for silent days. This release explores different musical languages, along with new techniques and direction.

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IN THE OTHER HOUSE ON STORMBRINGER

Wer Musik nicht als reines, schnelllebiges Konsumgut begreift, nimmt sich Zeit. Zeit, um Details und Nuancen zu erfassen, die vielleicht bisher verborgen geblieben sind. Zeit, um Kompositionen zu erfassen, und sie im Zusammenhang mit dem Konzept des Albums und den folgenden Stücken zu sehen. Zeit, um Musik als das zu begreifen, was sie sein sollte: Kunst. Im besten Fall stimuliert sie den Geist, regt zum Träumen an, lässt einen inneren Film ablaufen. Den ganz eigenen Film. Den, den sonst niemand sonst sehen kann. 

Die italienischen Musiker DEISON & UGGERI haben mit “The Other House” ein solches Album geschaffen. Es will entdeckt und erforscht werden. “The Other House” ist eine Art Soundtrack zu einem ganz persönlichen Geisterfilm. Es geht um Räume, in jedem dieser Räume versteckt sich eine unheimliche, dunkle Präsenz. So kommt es, dass es viele Field-Recordings zu hören gibt. Geräusche von Türen, Schritte. Diese werden untermalt von äußerst atmosphärischen Drones, die nicht einfach nur erzeugt, sondern tatsächlich komponiert wurden. Dazu gesellen sich immer wieder Streicher, deren tieftrauriger Klang sich Lava-artig in den Klangfluss ergießt und eins wird mit dem “Raum”. 

Wirkt “Fessure (Attic & Stairs)” mit seinen Bass- und Pianolinien noch seltsam zugänglich, wie der Eintritt in ein altes, verlassenes Spukhaus, fordert spätestens das folgende “So Detached (Dining Room & Terrace)” die volle Aufmerksamkeit des Hörers und den Willen, sich auf den Klang zu konzentrieren. “Micro Drama (Kitchen)” bindet wieder wundervolle Pianopassagen mit ein, natürlich nur sehr minimalistisch, während “Stasis (Bathroom)” schon fast noisige Elemente in den Sound mit einbringt. 

“Worried Stagnation (Bedroom)” ist hauptsächlich ein langer, von einigen Geräuschen begleiteter Drone, nicht unähnlich der Stimmung von ULVERS “Perdition City”. “Prelude, Largo (Stairs & Cellar)” schließt die Platte dann wieder etwas zugänglicher ab. Selbst ein Begriff wie “Post-Rock” ist sehr gewagt für dieses Album. Liebhaber von Klanglandschaften und generell von Ambient lastigen Soundtracks sollten definitiv rein hören. 

Kurz: Klingt wie eine Kreuzung aus Soundtrack, LUSTMORD und SOPHIA mit dezenten Streichern, Klavier und dezenten Gitarren.Für anspruchsvolle Klangforscher ein Muss.

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IN THE OTHER HOUSE ON WHITE ROOM

Where is the living room, staat te lezen aan de binnenkant van de hoes van de nieuwe plaat van het duo Deison & Uggeri. Die vraag slaat op de tracks. Elke track is voorzien van een locatie in een huis. De woonkamer staat daar echter niet bij. Waarom? Die vraag wordt in het midden gelaten op In The Other House.
De nummers van Deison & Uggeri zijn te plaatsen in de experimentele en sferische hoek. Naast bekende instrumenten wordt er bijvoorbeeld in afsluiter ‘Prelude, Largo (Stairs and Cellar)’ gebruik gemaakt van metalen platen en tape. Los zou dat als heel gek klinken maar Christiano Deisson zorgt ervoor dat het in dit nummer past. Het is bijzonder, het is sferisch en past in het geheel. En dat geldt eigenlijk voor heel In The Other House. De losse elementen zijn misschien vreemd, maar het geheel staat als een huis. ‘So Dettached (Dining Room and Terrace)’ laat horen dat zelfs een kerkklok, een krakende deur en een overvliegende helikopter nog van nut kunnen zijn om een bijzonder geheel te creëren.
De vraag die wel gesteld kan worden, is dit muziek of is het kunst? Deison & Uggeri gebruiken instrumenten, maar leveren eerder een kunstwerk af dan muziek in de vorm van een gestructureerd liedje. In ‘Stasis (Bathroom)’ laat Deison & Uggeri horen dat het blijkbaar makkelijk is om van contact met UFO’s naar een sfeer waarin aboriginals zich prettig zouden voelen te gaan. En dat is kunst. Het is meer dan het geheel.
Mensen die op zoek zijn naar meezingers zullen aan In The Other House niets hebben. Mensen die niet open minded kunnen luisteren, moeten zich hier ook niet aan wagen. Deison & Uggeri hebben met In The Other House een kunstwerkje van geluid gemaakt. Dat is de beste manier om het te verwoorden, een kunstwerk van geluid. 

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IN THE OTHER HOUSE ON DAYZ OF PURPLE AND ORANGE

I’ve been travelling down the experimental path this week, thanks largely to a couple of releases from Switzerland’s Old Bicycle Records. OBR specialise in cassette releases (occasionally vinyl) of experimental and concrete music and the two latest releases, although different, are both intriguing and beautiful pieces of music. First is ‘In The Other House’ by Deison & Uggeri. 

Cristiano Deison & Matteo Uggeri between them have a rich history in experimental/abstract/ambient music; Deison has collaborated with the likes of Lasse Marhaug, Thurston Moore and KK Null whilst running Loud! records, and has since gone on to release a slew of ambient and texturally rich soundscapes. Uggeri has been active since 1996 when he played in the industrially inspired Der Einzige and has since explored dark ambient, concrete music, EBM, krautrock, electroacoustic and folk, as well as being a longterm member of Sparkle In Grey. 

With ‘In The Other House’ they bring together their collective experience and inspirations to produce a piece of work that is darkly immersive, sometimes unsettling, but always laden with atmosphere. Although not a concept album per se, it takes as its inspiration the claustrophobia “enclosed between the narrow walls of an exceptional home….together in uncomfortable rooms which were populated by dark invisible presences. It is not the scenario of a horror movie, there is no tragedy or fear, just the knowledge that somewhere else or the escape itself may be less reassuring than one has hoped.” (Press release) 

Those who like a brief soundbite….imagine The Haxan Cloak soundtracking a long lost John Carpenter film and you have ‘In The Other House’. As the press release states, there is no fear, but a hell of a lot of foreboding and tension. Comprised of six tracks which open with the sublimely beautiful ‘Fessure (Attic And Stairs)’ with its drones,wavering synths and snatches of melancholy violin and a single heavy beat that appears and disappears in the background. ‘So Detached (Dining Room and Terrace) is an atmospheric exercise in drones and found sounds – bells ring in the distance and what sounds like rain, but could be a typewriter!. ‘Micro Drama (Kitchen)’ comprises of one long drone punctuated by a lonely piano and some effects from an imagined psychodrama. ‘Stasis (Bathroom)’ is a more abstract affair and is reminiscent of the early electroacoustic pioneers – discordant electronica with blasts of brass, jangling percussion and an undercurrent of static. ‘Worried Stagnation (Bedroom) is another droneathon and is genuinely eerie….you expect something horrendous to jump out of the hidden recesses of the track. The album closes with ‘Prelude, Largo (Stairs and Cellar)’ which neatly brings the album together…..drones, snatches of harp and more eerie effects…a synthesis of the whole album into one track and reminded me of Lustmord, and that’s no bad thing…..beautiful. 

Some people are put of by ‘experimental’ music….mainly, I guess, because it does not conform to the recognised norms….verse, chorus, verse and an arrangement of musical notes that ‘sounds nice’….but some prefer their listening to be challenging, and thus rewarding. To the former I would say open your mind and challenge your preconceived ideas and give ‘In The Other House’ a listen…it may be ‘experimental’ but is genuinely beautiful in places and thoroughly atmospheric throughout…and exceptionally rewarding. 

‘In The Other House’, rather confusingly is the product of five labels: Final Muzik , Old Bicycle Records , Oak , Loud and Grey Sparkle. It is released on 1st June and is available, on a limited basis, on vinyl and CD. You can find it on the Old Bicycle Records 

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IN THE OTHER HOUSE ON AFRICAN PAPER

Der Topos des Spukhauses findet sich in den meisten Medien – oder wie es bezogen auf den Film Georg Seeßlen und Fernand Jung formulieren: “Vom verdammten Haus zu erzählen scheint dem Kino von Anfang an aufgetragen.” In der Literatur hat Mark Z. Danielewski mit House of Leaves vielleicht einen postmodernen Endpunkt gesetzt und in der Musik war es der Ambient, der die Beschallung von Räumen teils im Titel trug (vgl. Brian Eno) und dessen uneheliches Kind das Attribut “Dark” verwendete, um finsterste, nicht immer ganz klischeefreie Evokationen von unheilvollen Orten zu erzeugen.

Cristiano Deison und Matteo Uggeri, beide seit Jahren vertraut mit verschiedensten Spielarten randständiger (Geräusch-) Musik, setzen sich mit der Thematik des seltsamen Hauses auseinander: In der Pressemitteilung ist zwar von “dark invisible presences” im titelgebenden Haus die Rede, allerdings wird dann schnell klargemacht, dass es sich bei “In the Other House “nicht um den Soundtrack zu einem Horrorfilm handelt.

Die Titel der einzelnen Stücke verweisen auf Räume, auf einen Gang durch das Haus: “Fessure (Attic & Stairs)” dröhnt unheilschwanger, es pocht behutsam, Geigen tönen in der Ferne, ein Bass wird dezent gezupft. Bei all dem ist der Klang transparent, wobei die Grenzen zwischen elektronischen und akustischen Klangquellen fortwährend verschwimmen. “So Detached (Dining Room and Terrace)” kombiniert Feldaufnahmen von einer einsam läutenden Glocke, fallendem Regen und knarrenden Türen. “Micro Drama (Kitchen)” wird von Drones dominiert, ist wesentlich kälter als die beiden vorherigen Stücke: Man hört vereinzelte melancholische Pianotupfer, dann plötzlich atonale Einbrüche. “Stasis (Bathroom)” beginnt mit einem Knistern, das an Wassertropfen erinnert. Man meint, eine verfremdete Trompete zu hören, die am Rande der Dissonanz spielt. Auf “Worried Stagnation (Bedroom)” hört man Schritte, dann setzen dunkle Drones ein, in die immer wieder kaum zu lokalisierende Geräusche einbrechen: Wasser fließt, schließlich entfernen sich die Schritte. “Prelude, Largo (Stairs and Cellar)” beendet das Album: Auch hier scheinen bearbeitete Trompetenklänge die Basis zu sein.

“In the other house” ist ein Album angesiedelt irgendwo zwischen Elektroakustik und (Dark) Ambient, das in seiner Geschmackssicherheit und Reduziertheit weit entfernt ist von dem überladenen Bombast, der manche Alben prägt, die sich am Erzeugen einer unheimlicher Atmosphäre versuchen. Musikalisch also durchaus manchmal gar nicht so weit von einem so hervorragenden Album, wie dem auf Type veröffentlichten “Knive” von Svarte Greiner entfernt. Ein Horrorfilm wird hier tatsächlich nicht vertont, viel eher hat man als Hörer fortwährend ein Gefühl das nicht ganz unähnlich dem ist, als wenn man Richard Oelzes wohl bekanntestes Gemälde “Die Erwartung” betrachtet. Tolle Platte. (M.G.)

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IN THE OTHER HOUSE SU THE NEW NOISE

Che cosa lega Matteo Uggeri e Cristiano Deison? L’appartenenza a questa specie di arcipelago ambient-sperimentale che c’è in Italia? Certo, ma io vedo anche l’intimismo. Entrambi i sound artist, infatti, da sempre si dimostrano molto introspettivi, specie se inseriti in un contesto come il nostro, in parte coperto dall’ombra più spaventosa dell’industrial. Non che non sappiano in determinate situazioni cambiare registro (pensiamo da dove arriva Deison), ma quando ho visto l’artwork di In The Other House, cioè sostanzialmente gli interni di un qualunque appartamento, con la tv accesa, i quadretti e i mobili anonimi, ho subito capito cosa avrei ascoltato una volta fatto partire il cd: un album in qualche modo dimesso, che ruota intorno alla quotidianità più deprimente, anche se con più d’una punta imprevista d’inquietudine, merito – ad esempio – dei campionamenti del violino di Franz Krostopovic, lavorati da Matteo. In queste tracce, insomma, non si trovano quelle atmosfere tutto sommato consolatorie di alcuni dischi degli Sparkle In Grey, così come – pur essendo il drone parte decisiva del tutto – non c’è solo il vagare tra sonno e veglia di Cristiano, come all’inizio di “Micro Drama (Kitchen)”, perché, intelligentemente, i due hanno provato a superare i rispettivi cliché, incrinando il loro sound, aprendo delle crepe nelle mura di quella casa, passando le unghie su qualche lavagna.
Nella presentazione asseriscono di non aver pianificato questa sorta di concept album, ma penso che tutti quelli che conoscono Deison e Uggeri – al netto delle positive sorprese di cui sopra – si aspettassero proprio un disco a tema e che il tema fosse più o meno questo: house music, ma non quella di Frankie Knuckles.

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IN THE OTHER HOUSE SU INDUSTRIAL (R)EVOLUTION

Cristiano Deison e Matteo Uggeri insieme. Quegli incontri che non possono che promettere bene. E mantenere. ‘In The Other House’ è un’opera che in appena quarantacinque minuti trascina l’ascoltatore in un mondo che se da una parte tenta di lasciare fuori dalla porta (non solo metaforica) paura e terrore, dall’altra instilla sentimenti poco rassicuranti. Non siamo di fronte ad una colonna sonora di un film horror, sebbene sia ‘la casa’ che ‘other’ possano suggerire questo. In realtà Deison e Uggeri fondono la loro arte per cesellare sei stanze, sei locali, in cui ciò che avvince in un’affascinante ed irresistibile ghermire è la presenza di qualcosa che appena si intuisce, ma che non si riesce a vedere. Senza dire esplicitamente se tutto questo è dentro o fuori la casa. I suoni ambientali di ‘So Detached (Dining Room and Terrace)’ incutono una sensazione di empatica compartecipazione ad una quotidianità non completamente disvelata. D’altra parte le brusche incursioni rumoristiche di un episodio come ‘Micro Drama (Kitchen)’ creano quel disorientamento che ancora una volta bisbiglia all’orecchio la sinistra presenza di una dimensione non percepibile ai sensi. Impreziosito dalle splendide foto di Francesca Mele, ‘In The Other House’ è una seducente discesa in una dimensione ‘altra’ in cui i due autori fondono perfettamente le loro arti, lavorando sulla sottrazione, sul particolare e sul commento discreto, senza mai invadere il campo e senza trascinare l’ascolto, ma solo suggerendo, instillando e creando quel dubbio che forse la disperazione del quotidiano e rassicurante mondo familiare non è peggiore della fuga.

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IN THE OTHER HOUSE SU MUSIC TRACKS

Deison & Uggeri pubblicano In the Other House: non nato come concept album, il disco si è trasformato lentamente in un lavoro sonoro unitario. Assemblato, mixato e concluso nel brevissimo arco di tempo tra il novembre 2012 e il gennaio dell’anno successivo, “In the Other House” vede la luce circa due anni dopo con il mastering di Ian Hawgood (Home Normal la sua etichetta) e grazie al supporto delle label dei musicisti stessi affiancate da Final Muzik ed Oak Editions nonché dalla svizzera Old Bicycle Records.

Anche se l’idea di fondo dei due musicisti sperimentali non era quella di pubblicare un disco dalle caratteristiche horror, il risultato fa pensare alla colonna sonora di uno di quei film in cui la tragedia incombe: niente di splatter, bensì un sorgere del male che arriva da lontano e dal profondo. Il tutto rinchiuso fra le pareti di una casa, che fornisce l’ambientazione ma è anche la protagonista della storia. Incidentale (?) il fatto che proprio poco prima della pubblicazione del disco sia Uggeri sia Deison hanno realmente traslocato in altre case.

Deison & Uggeri traccia per traccia
Si entra nella casa passando per Fessure (Attic and stairs), lunga suite che comincia a costruire un discorso dai profili sempre più da brivido man mano che il brano procede. Istanze autunnali ma anche piuttosto horror, quelle suggerite da So Detached (Dining Room and Terrace), in cui le tensioni si acuiscono con il passare del tempo, e a un battito ritmato e ripetuto iniziale si sostituisce una grande forza non benigna incombente.

Micro Drama (Kitchen) vede arrivare il problema da lontano, vede emergere l’oscurità gradualmente e poi, con sottolineature di pianoforte e di archi digrignanti, ne accoglie la forza. Stasis (bathroom) aumenta il livello dell’inquietudine con rumori sparsi e indistinti, perfino con strumenti a fiato lontani e scorrere d’acqua.

Si passa quindi a Worried stagnation (bedroom), con uno scalpiccio e porte che si aprono e si chiudono, in una situazione che non sembra particolarmente stagnante, anzi immersa in un dinamico e sconcertante scorrere di eventi.

Prelude, Largo (stairs and cellar) ci porta in cantina per un finale drammatico ad ampio spettro. Non ci sono emozioni esageratamente forti o strazianti, piuttosto un costante mormorio di fondo che a volte diventa agghiacciante.

Disco fortemente sconsigliato a chi è alla ricerca di pensieri felici e leggeri, In the Other House porta le sperimentazioni di Deison & Uggeri a un livello alto, soprattutto per la complessità e la costruzione organica dell’operazione. Piace anche la varietà di quadri offerti e di sonorità utilizzate.

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IN THE OTHER HOUSE ON FOREIGN ACCENTS

In the Other House is the product of a collaboration that began two years ago between Cristiano Deison and Matteo Uggeri, two wildly prolific noise artists who have been active since the 90’s. The album is intended to be a auditory portrait of an imaginary house and the presences within it, room by room. This strangely beautiful work is easily one of my favorite dark-ambient themed releases of the year. What is truly remarkable is that the pair never actually physically met in the process of recording the album. In the Other House was published through Old Bicycle Records, which will begin shipping out a limited run of an LP June 1st — an offering made all the more attractive considering Francesca Mele’s bewitching album photography.

Deison and Uggeri have stumbled upon a style similar to the “acoustic doom” of Erik Skodvin’s Svarte Greiner, an approach to creating dark ambient sounds that organically stirs powerful emotions in the listener precisely because it is not static or weighed-down– rather, it is defined by the frenetic passage of acoustic details over a steadily ebbing electronic drone. Consquently, on this release, we intuit the spacial characteristics of these rooms in the whine of yielding floorboards and hinges and the presences within them in the superimposed textures from synths. As with much electro-acoustic music, the superrealist sonic clash at the heart of the work carries us deep into the realm of the psychological. Whichever room’s buried secrets recall the imagery of your dreams, In the Other House comes highly recommended to those on the lookout for highly imaginative and organically beautiful dark ambient. 

If you are intrigued by this release, I recommend looking into Uggeri’s Sparkle in Grey, who recently put out a split album with Controlled Bleeding called Perversions of the Aging Savant… or better yet, Deison’s dark ambient project with Gianfranco Santoro, Cinise.

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IN THE OTHER HOUSE SU KATHODIK

Nasce senza incontro fisico “In The Other House”.
Scambio, elaborazione e rilancio sulla distanza Udine/Milano.
Nomi conosciuti (per chi ha orecchie appuntite) quelli di Cristiano Deison e Matteo Uggeri, a condivider la creazione di sei stanze/ambienti di sinistra eleganza e rarefazione.
Ambient scricchiolante e descrittiva, solcata da acusticherie sottili (la chitarra e violino dell’iniziale Fessure (Attic And Stairs) in quota soundtrack isolazionista/folk alla Labradford, Micro Drama (The Kitchen) con il suo loop di basso, la brina pianistica ed i suoi cupi ronzatori).
Cigolante di field recordings in sgretolato trattamento digitale – So Detached (Dining Room And Terrace).
Non distante da suggestioni Lustmord, nella fine polverizzazione di matrici industrial in Stasis (Bathroom) e nella lunga contemplazione finale di Prelude, Largo (Stairs And Cellar).
Tra fissità dronanti, movimenti materici, pigolamenti digitali e sospensioni (una briciola di “Zamia Lehmanni” nelle orecchie e la necessità di mantener fin che si può, sbarrata quella dannata porta).
Le stelle in alto, se ne fregano di quel che succede a terra.
Deison e Uggeri ce lo ricordano con asciutta efficacia.

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IN THE OTHER HOUSE SU FRASTUONI

Cristiano Deison, unisce le proprie forze con Matteo Uggeri dando alla luce questo prezioso lavoro, licenziato in co-produzione da alcune tra le più interessanti realtà discografiche italiane come Oak Editions (che vede alla sua direzione Giannico e Ballerini, a loro volta parte integrante del collettivo AIPS, attorno al quale lo stesso Deison gravita), Old Bicycle Records, Final Muzik e la Loud Records dello stesso Deison. Nato non come un concept album, andandosi poi a configurare come tale nella sua genesi, vedendo come tema portante quello di abitazioni anguste, “scomode stanze popolate da oscure, invisibili presenze”. Un lavoro che vuole essere “non lo scenario di Horror Movie” seppur dai tratti oscuri, costruito, mixato e masterizzato in un tempo sorprendentemente breve (novembre 2012-gennaio 2013) data la qualità eccelsa che lo contraddistingue.

Prima traccia del disco, Fessure (Attic And Stairs), che con i suoi archi e il suo pianoforte fa da opening per il lavoro stesso e per la successiva e minimalista So Detached (Dining Room And Terrace) cui segue Micro Drama (Kitchen) che vede l’introduzione del pianoforte di Brambilla. Statis (Bathroom) alza il livello generale della tensione, si aggiungono i field che vedono come protagonisti rumori ambientali di varia natura. Quinta traccia dell’album, Worried Stagnation (Bedroom) alza il livello dinamico della composizione con un uso più spinto dei field. Chiude Prelude, Largo (Stairs And Cellar), più tetramente silente che al contempo estatica, un ottimo modo per suggellare un lavoro di grande caratura, un centro pieno, a consolidare – qualora ce ne fosse davvero bisogno – il valore degli artefici materiali e delle label cui va il merito di aver pubblicato questo splendido album. Stra-consigliato!

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