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DEISON / FAVARON
Nearly Invisible
(CD, 2015)

01.Thin Air
02.Gola Secca
03.Inside
04.Metal Tongue
05.Soliloquy
06.Scoppio Interno
07.Strain
08.Pulviscolo
09.Nearly Invisible

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"Nearly Invisible" is released in two different editions:

- a standard edition of 230 copies (CD + Book);

- a limited "art" edition of 13 copies housed in a 12" gatefold handpainted cover that also include one original photo (size 26x26 cm) + CD + Book

Cristiano Deison and Gianluca Favaron met in 2011 when the latter was a guest on Deison's "Night Sessions" album on Silentes. Both involved in many projects and music collaborations - Favaron with Lasik Surgery, Maribor, Zbeen and Under The Snow, and Deison with Mingle, Matteo Uggeri and Maurizio Bianchi - during the summer of 2015, at last free from previous engagements, they finally decide to mix their sound attitudes and give life to "Nearly Invisible", an album where they process concrete sounds, field-recordings, digital impulses and analog tapes. A sort of "rational improvisation" where the two artists have a conversation talking through the sounds of their surrounding realities. A slow overlapping of contaminated drones, embedded with manipulated noises describes "nearly invisible" environments visually captured by the companion pictures taken by Stefano Gentile. Rough images, textured, dirty; details that open windows onto landscapes where you can recognize panoramas, shadows and structures. All of this is presented in a high quality package, also available as a limited "art edition".

RECENSIONE SU ELECTRONIQUE

La veste semi-trasparente di Early Invisible passa attraverso la capacità della sua voce di influenzare l'ascoltatore. Il carattere è concepito come un meccanismo combinatorio, reso esplicito dalla struttura stessa, segmentata ed impressa.

L'incontro sul piano operativo tra Cristiano Deison e Gianluca Favaron, dopo essersi già interfacciati nel 2011 con l'album "Night Sessions" diventa luogo di creazione di una serie limitata di 230 copie formato (cd e book). In stile Silentes viene proposta una limitata versione "art edition" di 13 copie che neutralizza ed incanala in un percorso di continuo cuci/scuci degli ambienti creati attraverso una copertina dipinta a mano che suscita alcuni contenuti archetipi, apparentemente assuefatti da diverse forme di infondatezza.
La riorganizzazione di un packaging incline ad una resa all' apparenza semplice, ma articolata in una fitta rete di complessi sistemi atti a garantire autenticità è la conferma di un'intenzione già discussa in precedenti composizioni. Una presentazione che esteriorizza attraverso il disegno e la messa a fuoco dell'istante, il posto nel quale è stata generata che si svincola dal mero gusto artistico fine a se stesso.

Nove brani che dialogando tra loro attraverso l'utilizzo di nastri, sintetizzatori, microfoni oggetti di materiali, restituiscono ognuno una o più immagini.
In Thin Air sin anticipano una serie di elaborazioni di effetti in uno spazio semi vuoto dove il suono può mettere in prospettiva le cose. Un iniziale approccio tra esperienza spaziale e pensiero analitico caratterizzato da un'accoglienza che va da se, muta.
Procedendo con Inside il suono amplifica leggermente il senso dell'orientamento e la conoscenza reale o fittizia che ognuno di noi può avere in un certo momento, con una struttura più fitta.
Una concentrata smaterializzazione avviene in Metal tangue le quali campionature ed effetti di contatto trovano la traduzione irrigidita nel loro materiale.
Strain pone interferenze costanti che si antepongono a Pulviscolo; un'immersione accompagnata da una manipolazione di impulsi suoni e voci filtrate che mantengono l'eco delle realtà dalle quali sono state raccolte.

Nearly invisible, dallo stesso nome dell'album, rende le sembianze di un dialogo in cui la dimensione narrativa della composizione coesiste con una percezione dello spazio nel quale, in maniera labile, attraverso l'articolazione del rumore, i due sembrano prenderne le misure. Parti diverse che comunicano l'una con l'altra. Gli oggetti utilizzati come fonte di suono, delineano un susseguirsi di pieni e di vuoti dando spazio alla creazione di un fenomeno di alto gradimento ed ambientazione di uno o più momenti contemporaneamente.
L'induzione verso i dettagli espressi sia sotto forma complessa o semplice viene completata con la masterizzazione di Giuseppe Ielasi ed il contributo della fotografia e delle immagini di Stefano Gentile.

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REVIEW ON A CLOSER LISTEN

Deison and Gianluca Favaron have each appeared on our site before, both as solo artists and as collaborators; this is the first time they have worked together on a full-fledged work. Nearly Invisible is a measured study in deteriorating texture, a testimony to the artists' individual and collaborative strengths.

As the album begins, light drones are joined by clicks and rattles – nearly invisible, but not quite. The field recording and electronic aspects hold equal sway. When perusing the photo magazine that accompanies the release, one can find corollaries between the visual art and the sound art. Stefano Gentile's photographs portray an array of identifiable abstractions: peeling paint, cement cracks, soot-caked walls. At certain times during the recording – for example, the metal dumpster sound of "Inside" – one imagines a decaying metropolis populated only by scavengers. This desolate feeling continues throughout the work: batteries dying, machines running down. By "Metal Tongue", the drones finally find their way to the fore, exposing the album's industrial undercurrent.

The point is hammered home by the lead video (seen below), which features flooded streets, deserted amusement parks, decaying blackboards and other miscellaneous debris. In the final scene, a mold-crusted doll sprawls stomach down like a person shot in the back. By this point, one begins to wonder about the title. What do Deison and Favaron mean by nearly invisible? It's not the music, nor is it the people. The answer may instead be the sights and sounds that are exposed when the outer layer is stripped away: the hidden world that gurgles and flows beneath the surface. By excavating these buried layers, the artists flip expectations, making even the dark seem light. (Richard Allen)

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RECENSIONE SU MUSICTRAKS

Avevamo incontrato l'ultima volta il musicista d'avanguardia Cristiano Deison alle prese con In the Other House, insieme a Matteo Uggeri (qui la recensione di TraKs). Ora lo ritroviamo insieme a Gianluca Favaron, con cui aveva già collaborato in passato. Nell'estate del 2015 i due hanno deciso di mescolare i propri approcci al suono dando a vita a Nearly Invisible.
Nel disco sono elaborati rumori concreti, field recordings, impulsi digitali e nastri analogici. Una sovrapposizione di droni contaminati e incastrati con rumori manipolati descrive ambienti "quasi invisibili".

Deison e Favaron traccia per traccia
Dopo l'introduzione piuttosto rapida di Thin Air, che comincia a delineare melodie e paesaggi, ecco Gola Secca, che gioca maggiormente con rumori e vibrazioni, preparando il terreno a nuovi inserimenti successivi.
Per esempio quelli di Inside, prigioniera in una struttura di tubi sonori e suoni metallici, sporcati da piccoli stridii. Metal Tongue prosegue in discorsi metallici ma aggiunge molte scintille e molti contrasti, come se usciti dai tubi si fosse entrati nella fabbrica, tra lamiere che stridono.
Soliloquy mantiene rumori industrial, che spezza l'omogeneità iniziale con piccoli inserimenti insidiosi. E dopo la rapida Scoppio interno, ecco i due livelli di Strain, alta e cosmica nel background, ma strisciante e insinuante nei suoni in primo piano.
Si arriva alle due tracce finali: Pulviscolo tiene fede al proprio titolo, anche se la polvere qui è piuttosto solida e genera reazioni a catena piuttosto incontrollate. Il brano vive di fasi diverse, tenute insieme da fil rouge cangianti.
Si arriva così all'ultima traccia, che è anche la title track Nearly Invisible: si direbbe giunta l'ora del giudizio, visti i forti rintocchi che caratterizzano e impongono un ritmo al brano. Ma è il sottobosco "quasi invisibile" a dare un senso e un'unità concettuale al tutto.
Un disco probabilmente non troppo radicale, considerato il contesto, anzi quasi "pop" (si scherza, ma fino a un certo punto): brani brevi, sonorità che ritornano, schemi facili da individuare. L'incontro fra le sensibilità di Deison e di Favaron propone prospettive davvero interessanti.

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RECENSIONE SU MUSIC WON'T SAVE YOU

Per Cristiano Deison e Gianluca Favaron, "Nearly Invisible" rappresenta l'approdo di un comune processo di sperimentazione che ha per oggetto un approccio ragionato al soundscaping ambientale, che unisce la sostanza concreta di oggetti sonori all'astrattezza di frequenze che viaggiano e rimbalzano nello spazio.

Entrambe ricorrono, nella loro sintesi sfuggente a sensi diversi dall'udito, nelle nove brevi istantanee raccolte nel lavoro, frutto dei movimenti particellari di rumori prodotti da nastri e oggetti sull'ipotetica tela costituita da risonanze ambientali e stratificazioni sintetiche. A differenza di quanto avveniva nella recente collaborazione di Deison con Matteo Uggeri ("In The Other House"), la finalità sottesa a "Nearly Invisible" non è la descrizione dell'ambiente sonoro, bensì la ricerca di un'essenza materiale e cangiante degli oggetti che, letteralmente, suonano insieme a drone ed effetti assortiti.

Ne risulta una galleria estremamente vivida di rappresentazioni espressioniste di oggetti impalpabili ("Thin Air", "Pulviscolo") e frequenze concrete ("Gola secca", "Metal Tongue") che, avulse dal loro contesto, assurgono a fenomeni cristallizzati su nastri, innestati su drone e impulsi sintetici fino a trasformare la propria individualità in qualcosa di radicalmente alieno e, di per se stesso, fortemente espressivo.

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RECENSIONE SU SHERWOOD

Gente che riesce a vivere sul confine della percezione esiste, si che esiste. Sono degli esseri viventi con l'attitudine all'ubiquità e una notevole capacità intuitiva. Vivono sul margine indefinito tra i due mondi: quello sonico che imprigiona le scie sonore e scansiona anche la minima alterazione uditiva e quello della realtà palpabile, con i suoi oggetti, rumori, spostamenti, respiri che appartengono ad un mondo per molti amorfo, immobile, in realtà colmo di brulicante alterazione percettiva.

I DeisonFavaroniani rappresentano un esempio fulgido di quanto detto in precedenza; viandanti instancabili, varcano continuamente i due confini cercando di coniugare linguaggi diversi in un'unica unità espressiva di non facile comprensione ma ricca di contenuti e spunti riflessivi.

Cristiano Deison e Gianluca Favaron scelgono le pagine di una delle più interessanti riviste di divulgazione sonora, la Silentes di Stefano Gentile, per illustrare il risultato della loro ricerca, racchiudendola in un cd che si può inserire tra i più interessanti contenitori di reale sperimentazione usciti quest'anno. "Nearly Invisible": quasi invisibile è il loro modus operandi in un mondo altrettanto impercettibile ma di forte impatto sonoro, pur nel minimalismo espressivo che lo contraddistingue.

Da ascoltatore più legato al 'sentire passionale', lontano dalla fredda lucidità del tecnico del suono e delle sue macchine, mi ritrovo spettatore dinnanzi una performance artistica colma di pathos e silenziosa oscurità nella quale si celano quelle famose 'macchine' che permettono la fusione dei linguaggi attraverso l'uso sapiente di oggetti quali nastri magnetici, sintetizzatori, microfoni che captano i rumori e li trasformano in altro, donando voce e vita ad un mondo ignoto, la rappresentazione artistica di un possibile futuro macchiato di ineluttabile fine, come scrive Sandra Tonizzo nel suo breve racconto accluso al bel booklet fotografico curato da Gentile stesso. O forse è il lento ed impercettibile respiro sintetico della realtà che ci circonda e si appoggia sulla nostra lingua come pulviscolo metallico quasi invisibile.

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REVIEW ON VITAL WEEKLY

'Nearly Invisible' might not be the right title for the collaborative work by Deison and Gianluca Favaron: there is a 7″ sized (more or less) photo book that travels along with the CD and it not nearly invisible: it is in fact very visible. It shows us pictures by Stefano Gentile of surfaces (floors, walls) with dirt on it, or painted removed; rusty stuff. Deison brings in tapes, synthesizers and noise, while Favaron brings objects, microphones and effects along and together they seem to aim for that same sort of rusty effects, but then captured in sound. This is what one could call experimental music.
It's a bit of a lot: drones, microsound, noise, ambient, electro-acoustic music, clicks 'n cuts, all merged together in nine relatively compact pieces of music, short and to the point, which is something other than what a lot of music these days suffers from: too long and too much repetition of a single idea. That is not the case here. Deison and Favaron play music, using an excellent amount variety of sounds and ideas to come up with some very exciting pieces. In itself perhaps not always the newest things, but tapping from so many influences and still being able to create a homogeneous album that keeps ones attention throughout is a great thing. This is ambient music plus spice, noise with thought and rhythms for no-dance, as in 'Gola Secca'. A product that unites power and beauty, both
musically and visually. (FdW)

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deison.net